OSWALDO BOT: L'aeropittore futurista
Da sabato 29 novembre a domenica 14 dicembre 2014 mostra di opere su carta del pittore futurista Oswaldo Bot.
E’ il 17 luglio 1895 quando nasce a Piacenza Oswaldo Barbieri.Già da
adolescente comincia a percepire un intimo impulso verso la creatività e
l’invenzione e per questo si iscrive all’istituto d’Arte Gazzola
all’età di sedici anni. Gli studi di Bot lo porteranno poi a Milano dove
studierà ornato alla Società Umanitaria e, sembrerebbe, anche alla
Brera. L’animo vivace da artista di Bot non faceva di lui un individuo
perso in meandri filosofici ed intelletualistici, al contrario il
Terribile amava la concretezza: in occasione della I Guerra Mondiale
decide di agire in prima persona arruolandosi da volontario
nell’esercito. In battaglia verrà persino ferito.
Nel 1920 si
trasferisce a Genova dove, mettendo al primo posto la propria voglia di
sperimentare e creare, si mantiene con i primi lavori che trova, dal
verniciatore allo scaricatore di porto. E’ proprio in terra ligure che
Bot tenta di presentarsi al pubblico per la prima volta aggregandosi a
mostre collettive; ma non è ancora il Terribile, innovativo e
spiazzante, che sarà tra un po’, e le sue opere finiscono con l’essere
arte in mezzo ad altra arte.
Nel 1925 conosce Enrica Pagani la donna
che sarebbe diventata la sua musa ispiratrice, nonché sua moglie nel
1926 rientrando definitivamente a Piacenza.
Nel 1928 allestisce una
mostra agli Amici dell’Arte, ma ancora una volta è presto: i suoi quadri
sono paesaggi, ortodossi e canonici, tradizionali…di nuovo, non è
ancora il Terribile. Ma lo sarà a breve. Nell’Ottobre dello stesso anno
conosce il secondo Futurismo, attratto da menti come quella di Depero,
Fillia, Prampolini. La corrente cresce con l’avanzare dell’ideologia
Fascista e Bot scopre una linfa vitale di creatività e ispirazione,
cominciando un’intensa produzione fatta di libretti e sfumografie che si
interromperà solo nel 1947.
Il Terribile è finalmente nato: il
battesimo è tenuto da Filippo Tommaso Marinetti che benedice la ricerca
artistica di Bot con parole di sincera ammirazione. Iniziano importanti
esposizioni: alla Galleria Pesaro a Milano, una delle più prestigiose
dell’epoca, alla Biennale di Venezia nel 1930 e nel 1932, a Parigi,
Monaco di Baviera, Atene. Nel 1929 fonda a Piacenza la Centrale del
Futurismo, nel 1930 la Fionda. La vivacità di Bot è esplosiva: l’artista
si muove, sperimenta, prova, crea, distrugge e crea di nuovo. Il
Futurismo di Bot è personalissimo: se per i puristi e creatori del
Futurismo il “passato”, inteso in senso generico, era da rifiutare a
vantaggio del “futuro”, della novità e dell’innovazione, per Bot il
concetto futurista stava nel modo di “fare arte”: Bot creava opere
passatiste alternativamente ad opere futuriste, di questo lo accusava
Marinetti; ma proprio in questo sconcertante abbinare gli opposti
consisteva il Futurismo di Bot. Marinetti lo voleva futurista nei
soggetti, Bot lo era nell’atto di crearli. La rottura tra i due è
definitiva nel 1934. Ma la carriera da artista di Bot non ne viene
frenata: chiamato da Italo Balbo, parte per la Libia.
In Africa la
sua ispirazione subisce un’ulteriore shock: l’atmosfera primitiva,
semplice, a tratti selvaggia, lontanissima dall’Occidente lo rende una
persona diversa, dotata di punti di vista, idee, immagini mentali del
tutto nuove. Arriva al punto di crearsi un alter ego africano, tale
Naham Ben Abiladi, con il quale nel 1935 dipingerà e parteciperà a
mostre, nascondendo la sua vera identità e spacciandolo per un artista
conosciuto nel continente nero. Nel 1934 è attivo a Piacenza dove decora
il salone del Municipio di Carpaneto, all’interno del quale dipingerà
anche lo scalone nel 1937. Nel 1938 Bot ha praticamente sperimentato
ogni sentiero che il Futurismo poteva offrire: aeropittura, psicografia,
sferopittura ecc… Stanco abbandona il movimento, ufficialmente perché
troppo materialista, tecnicista, fanatico della macchina. Questo si
accompagna ad un’esigenza di riscoprire una dimensione più spirituale.
Nel 1940 muore Italo Balbo: Bot è in Africa da 9 mesi e ritorna con
molte difficoltà in Italia.
A causa della guerra si ritira in
campagna dove nasce un nuovo artista: torna ai paesaggi, ma paesaggi
eterei, fatti di case diroccate, figure e nature morte che creano
atmosfere in un certo senso astratte. Nel dopoguerra, conosce Lucio
Fontana ad Albisola, si avvicina alla ceramica, e addirittura alla
poesia. Allestisce mostre e nel 1951 partecipa alla VI Quadriennale di
Roma e non cessa di sperimentare. Muore nel 1958 in povertà.
Tratto dal sito web: www.futurbot.it
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